martedì 16 ottobre 2012

Scienza vs Religione

L'accademia occidentale ha passato molto del suo tempo a discutere e approfondire ogni cavillo che potesse dimostrare l'esistenza di dio e il modo migliore per ingraziarselo.

All'inizio religiosi e scienziati condividevano la stessa visione (sociale, morale e teologica), in cui era necessario che la corrispondenza totale fra ciò che si tramandava per fede e ciò che veniva assodato fosse assoluta. 

Ma se ad evidenti contestazioni per molto tempo fu il dogma a porre fine ai dilemmi, poi fu proprio questa forma di integralismo a portare alla grande e mai risanata scissione fra scienza ed esoterismo.

In pratica la necessità teologica di dover piegare l'evidenza fisica al dogma letterario della parola profetica, ha portato gli uomini di scienza ad abbracciare l'idea comune, e giustificata, di ritenere che qualunque indicazione contenuta nei testi adottati dai poteri spirituali fosse a priori una fantasia letteraria.

Perchè giustificata?

Perchè se fino a un certo punto la scienza poteva accettare il dogma, e addirittura sfruttarlo a favore dei propri fallimenti di indagine, man mano che sviluppava nuove tecniche e prospettive se ne allontanava per evidenza.

Inoltre non necessariamente i testi, per i loro sottintesi valori simbolici ed allegorici, adottati dai grandi movimenti religiosi, contengono l'informazione che viene divulgata e/o accettata come unica interpretazione veritiera e contestuale di quella realtà. E comunque, laddove le prove adottate a sostegno di una tesi sono mitologiche e/o dogmatiche, per un accademico o scettico qualunque, non solo non sono oggettive, ma neppure ammissibili in un contesto razionale.

Per esempio le interpretazioni della bibbia sono molteplici e ad ogni livello di lettura è possibile intuire che non tutto quello che viene sostenuto sia falso, ma al contrario è davvero molto difficile affermare quanto sia vero e comprovabile il resto.


Il senso di fede, o meglio la certezza del tutto umana di una coscienza antropomorfa come progenitore della vita in tutta la sua interezza, è fondamentalmente una domanda inespressa. 

E' il desiderio di sapere con assoluta certezza che questo dio esiste davvero, che ci ama singolarmente proteggendoci in vita e che per consolazione ci farà un ultimo grande e bellissimo dono quando sarà arrivato il fatidico e ineluttabile momento in cui tireremo il gambino. 

Un ulteriore sprazzo di possibilità post mortem, che solo un padre indulgente e pieno d'amore può concedere al figlio peccatore, renitente e sconsiderato solo perchè umano e devastato da ineluttabili sensi di colpa

Un puro bonus d'amore 3D in free download.

Interessante visione.

Sia del peccato, che del dio progenitore.

Ma il senso di fede ha un grandissimo pregio. 
Un senso di fede ben orientato quieta le ansie e produce karma migliore con effetto quasi immediato. Il solo atto del dirigere verso l'altro da sè il valore di un'azione che comprende anche l'esistenza di questo altro, e quindi la sua accettazione, lentamente ma inesorabilmente produce una compensazione attiva in cui atti sincronici correlati tendono a manifestarsi contribuendo a rafforzare il senso di fede stesso. 

L'invidiabile certezza di percorrere la via migliore. 

Magari verso Damasco. 

E per uno scienziato, la Gerusalemme Liberata, potrebbe decisamente assomigliare a un premio Nobel riconosciuto in vita.

Ma allora che differenza esiste, se non ha importanza ciò in cui si crede visto che l'atto della fede è insito in qualunque uomo, e per questo in dotazione e adottabile come qualsiasi altra possibilità e qualità umana?

Se come esseri umano siamo quasi tutti d'accordo che qualcosa d'altro esiste al di là e al di fuori di noi, anche vero che questo altro non necessariamente incarna i valori che normalmente gli attribuiamo.

Anche per questo lo chiamiamo mistero. 

Ignoto.


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venerdì 12 ottobre 2012

La Scuola del Segno

Nell'antica Cina, quella mitologica per intenderci, nacque una scuola di pensiero associata all'osservazione dei segni.

Questa scuola non si occupava nè di manzia, nè di matematica, nè di astrologia, fisica, scienza o strategia. Questa scuola osservava solo e soltanto i segni e ne cercava la pura correlazione. 

Ciò che potesse legare la linea spezzata alla linea dritta nella costruzione di un esagramma e quello susseguente.

Per questa scuola l'unica vera regola, è che la regola non possa esistere. Un solo filo conduttore che li correli non basta ad assolvere l'intero che, per puro processo empirico, è intuibile e deducibile in evoluzione. 

Un metodo euristico quindi, che però non coinvolge i numeri, e la loro ferrea progressione, per limitarsi a contemplare il segno, e i segni susseguenti, per lunghi lassi di tempo nella successione del ciclo della vita degli allievi.

E' come dire che, partendo da una serie di segni costituiti da una semplice linea dritta e una spezzata costruite su sei linee, non necessariamente il segno seguente ubbidisce a una regola che gli impone di uscire sempre in quella ubicazione su 64 possibilità, e non esiste nemmeno una regola che gli imponga di mutare o mutare velocemente. Può ripetersi per un'infinità di volte in molteplici posizioni prima di cambiare quella singola, unica linea per così progredire attraverso un esagramma differente nella successione entropica che si sta modellando.

Anche se l'unico schema che l'entropia apparentemente riconosce è il disordine.

Per un essere umano è difficile concepire che qualcosa richieda un lungo lasso di tempo per cambiare. Ogni mattina si alza e milioni delle sue cellule sono rimaste fra il pigiama e le lenzuola. Ogni mattina non è mai uguale all'altra, ogni cosa si ripete sempre differente, come ben sanno i lanciatori di dadi quando cercano di chiamare lo stesso numero per tre volte di fila. 

Non funziona quasi mai alla prima, figurarsi alla seconda. E' statistica people.


Sì, sulla terra procede così e tutti lo sanno. Coloro che eccepiscono sono troppo contorti per essere considerati e (ad eccezione dell'icona del tizio simpatico coi bianchi capelli scompigliati e la lingua di fuori), per un neofita ascoltare fisici e/o matematici, e/o scienziati, e/o studiosi, tecnici ed esperti, può essere come iniziare a contar pecore la sera prima di andare a dormire. 

In alcuni casi si denuncia anche un repentino processo di elefantiasi.

Che peccato però. Se ci fossero meno distrazioni, meno shining, meno luccichii, forse l'umanità potrebbe adottare un linguaggio più simile e meglio focalizzato nei contenuti. Forse potremmo tutti osservare molte cose con distacco diverso per avere valori etici condivisi in grande parte e forse potremmo decidere di lasciare questa oligarchia, questa furiosa accentrazione di tutto ciò che è bene e di tutto ciò che è male, smettendo di vedere, pensare e creare YinOrYang. 

E vivere solo Or. 


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domenica 7 ottobre 2012

Analogico vs Digitale

Ma allora Google che cosa sta facendo con le sue ricerche sugli schemi di processori?

A quello che dicono, e sembra, sono schemi necessari a creare un'intelligenza artificiale analogica.

Analogica come il cervello umano.

Il cervello umano non utilizza uno standard pre-formulato per costruire il pensiero. Non è una serie di algoritmi immodificabili e consequenziali. Cio che è conseguente per un cervello umano e che permette il passaggio, la concatenazione, fra un pensiero e l'altro, non è assolutamente schematico.

Il cervello umano dispone le informazioni necessarie al funzionamento delle attività nelle aree prestabilite (ad esempio la corteccia visiva è nella posizione posteriore della scatola cranica), ma quando gli schemi cerebrali che creano il pensiero si attivano, ecco che milioni e milioni di neuroni dislocati ovunque si connettono istantaneamente e, man mano che il pensiero procede, si disconnettono creando un mutamento dello schema, come se il pensiero letteralmente vagasse (in forma di scariche elettriche e cluster a lunga e media memoria) nella scatola cranica.

Per una macchina questo processo è impensabile perchè, essendo basata sulla concatenazione di on e off, 0 e 1, è costretta a creare uno percorso preciso per ogni oggetto che deve distinguere, un'informazione pre-scritta che ne determini il contenuto. Ad esempio per distinguere una mela gialla da una mela rossa, che sono sempre una mela ma di due qualità diverse, una macchina deve sapere come è raffigurata quella specifica mela altrimenti, senza parametri precisi di riferimento, non è nemmeno in grado di identificarla come una mela. Per un cervello umano, una volta capito cos'è una mela, è poi intutivamente ovvio identificarne una anche se ha proporzioni e/o colore differente. Per una macchina una banana non è necessariamente una banana, per un essere umano tutte le banane sono banane.

Se per una macchina è così complicato capire di che banana o mela si stia parlando se non glielo si dice prima, è praticamente paradossale il numero di processori necessari a un computer per formulare un semplice pensiero invece che un processo matematico assodato.

Verissimo, ma quelli di Google hanno avuto un'intuizione geniale: se su grandissimi numeri statistici riusciamo a capire come raggruppare delle categorie che permettano algoritmi veloci da gestire su grosse quantità di dati, il numero dei processori necessari alla creazione di uno schema di pensiero analogico, costruito quindi sull'emulazione di una rete neurale, diventa molto ma molto meno fantascientifico, e possiamo ipotizzare un futuro processo evolutivo. 

Certo il costo sostenuto dai laboratori per distinguere il volto di un gatto con questo sistema è di parecchi miliardi, ma anche il primo computer occupava centinaia di metri quadri e costò una follia. Ed era molto, ma molto meno intelligente e potente del telefonino che usiamo oggi. 

E' solo una questione di tempo.

E mentre FB starnazza il suo miliardo di adepti, Google tace sui suoi numeri, investe milioni e milioni di dollari in questo tipo di ricerche e in borsa viene religiosamente quotata e tutelata. 

Evidentemente l'intuizione avuta da Brin e Page riscuote un grande interesse da parte degli investitori e, visto che si parla di progetti che hanno bisogno di molto più che qualche decina d'anni per essere realizzati in modo operativo, altrettanto evidentemente il gioco vale molto più di quello che viene speso per ottenerlo.

Chissà cosa cercano, chissà che cosa desiderano poter fare.
E chissà perchè.

Voi avete qualche idea?


Photobucket

martedì 2 ottobre 2012

Google

Google oggi vale in borsa 250 miliardi di dollari. 
Molto ma molto più di Microsoft che è ancora il leader del mercato dei sistemi informatici.

La domanda principale è chiedersi come possa accadere visto che Google ha le seguenti caratteristiche:

1) Offre gratuitamente un motore di ricerca potentissimo. Google è infatti il sito più visitato al mondo: chiunque si connetta in rete ha utilizzato almeno una volta il suo sistema.

2) Offre gratuitamente un servizio e-mail che è fra i più gettonati al mondo. Il sistema anti-spam di cui dispone G-mail è pressocchè infallibile, ha parecchi giga di memoria che aumentano di alcuni mb tutti i giorni, è una piattaforma stabile e non ha mai perso un dato.

3) Offre gratuitamente servizio di informazione attraverso G-news.

4) Offre gratuitamente una fra le migliori piattaforme mondiali di gestione blog. Blogger è gestibile intuitivamente e i risultati grafici sono notevoli con poco. Nella pagina amministrativa dei post la sezione tag è quella previlegiata in assoluto.

5) Offre gratuitamente un servizio di social network, Google+, che è una via di mezzo fra Facebook e My Space. Non sembra funzionare molto, ma è sempre disponibile e in giro aumentano i link per gestirlo.

6) A parte qualche nota pubblicitaria non è che Google possa mantenere i suoi (dislocati in tutto il mondo) potentissimi server attraverso tutti questi servizi gratuiti, ma evidentemente qualcuno paga perchè questo avvenga e se non è il movimento pubblicitario a provocare il flusso di cassa, allora che cos'è?

Google Android
Che cosa offre in cambio Google ai suoi clienti, investitori, finanziatori? 

Qual'è la strategia messa in atto da Page e Brin, dopo aver capito che un motore di ricerca basato sull'analisi matematica delle relazioni tra siti web avrebbe prodotto risultati migliori rispetto alle tecniche usate precedentemente?

Che lo studio di un'intelligenza artificiale parte proprio dal concetto di sistema di catalogazione.

 Ogni tag e/o meme identificato in rete, è l'elemento di un algoritmo che è in grado di determinare, attraverso migliaia di processori, l'elaborazione di informazioni che permettono il riconoscimento di un animale preciso piuttosto che un oggetto. 

Compito semplicissimo per qualunque essere umano, estremamente difficile per una macchina.

I ricercatori di Google stanno quindi sperimentato algoritmi per costruire reti neurali con  miliardi di connessioni (notizia del New York Times riportata dal Sole 24h), che qualcuno paga profumatamente per avere.

Che sia solo curiosità e brama di sapere, oppure qualcuno potrebbe avere in mente qualcosa?  

(Continua qui) 

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sabato 29 settembre 2012

Apocalisse

Agli inizi degli anni '90 la parola Apocalisse evocava ancora l'ultimo libro del Nuovo Testamento. Ma mentre la fine del secolo si avvicinava il mille non più mille, dipinto anche dalle oscure profezie di Nostradamus, si faceva quotidianità.

Fra un satana che avrebbe dovuto disciogliersi, quattro cavalieri imbizzarriti, il papa nero, e la fervida immaginazione di alcuni ispirati affabulatori, a capodanno l'anno 2000 venne alla fine salutato esattamente come tutti gli altri anni. Se non fosse stato per quella lieve sensazione di sollievo collettivo, misto a delusione, che per qualche giorno perdurò ancora.

In quel periodo era ancora la Profezia di Celestino per la massa. The Secret e la pianificazione neurolinguistica arrivarono molto dopo. Da quel momento però è stato come assistere a un coro in crescendo che, per un'apocalisse mancata ha subito iniziato ad invocarne un'altra.

Così, come fosse un gioco. Come se questo mondo non esaudisse esattamente tutti i nostri desideri. Massa umana che ancora non si rende pienamente conto della portata delle proprie azioni e dei propri pensieri.

Nel frattempo qualche predicatore ha indicato nuovi giorni, brillantemente superati, in cui la terra convulsa avrebbe dovuto tremare e come cane infastidito liberarsi delle pulci (cioè noi) scrollando il pelo. Ma sicuramente oramai da qualche anno, la data più accreditata e gettonata è indiscutibilmente il 21 dicembre 2012.

In questa data un evento di natura imprecisata e dimensioni planetarie investirà la terra e per noi, per l'umanità, nulla più sarà possibile fare. Moriremo. Come razza, come civiltà, come pianeta. 

Finalmente l'agognato castigo dei molti e finalmente gli infedeli pagheranno con dolore il non aver creduto nell'unico dio (spazio pubblicitario libero per divinità in calo di popolarità).

William Blake

Intanto, nell'immaginario collettivo, cinematograficamente popolato di vampiri e licantropi, che procreano mutantropi figlioli con l'umanità, la palma della vittoria appartiene ancora ai mangiatori di carne umana. 

Morti viventi e deambulanti, il cui solo morso condanna alla stessa crudeltà. 

Tutti felicemente e appassionatamente insieme fino al mattino dopo.

Morenti dementi. Zombies freschi d'alba e canna mattutina ai sali da bagno, che tanto appetitosa rende la faccia del vicino di casa. E anche della fidanzata se è per quello. L'hanno chiamata Settimo Cielo e non si capisce ancora perchè.

Più onesti con la Desomorfina, Krokodill per gli amici, che rende novelli lebbrosi subito dopo la seconda dose. Mix di codeina, benzina, olio, detersivo industriale e iodio, non risveglia istinti sopiti ma è come farsi sbranare.

Da uno zombie appunto.

Uno zombie interiore che provoca il collasso del setto nasale per troppi soldi e cocaina.

Analogie certo, nulla di concretamente vero, solo il ripetersi ossessivo di certe frasi, di certi commenti, presenti ovunque nei testi di sapere dell'umanità di ogni dove, di ogni luogo, di ogni epoca.

Attento a ciò che desideri. 
Potresti ottenerlo.


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giovedì 27 settembre 2012

Abitudini

Le abitudini sono azioni che permettono di mantenere il controllo sul territorio. Una persona abitudinaria innesca routine che gli permettono di svolgere automaticamente, ovvero senza prestare attenzione, la maggior parte delle sue azioni quotidiane.

Più propriamente l'abitudine è ciò che fa smarrire gli occhiali se non li si lascia nel solito luogo.

Ma l'abitudine è soprattutto una dinamica che fa costantemente parte dei processi mentali. Per abitudine, in base a schemi neuronali preesistenti, si valutano le persone e l'ambiente intorno a noi, se così non fosse saremmo ancora incoscienti infanti che si lanciano da una finestra senza pensare. Pensare all'effetto delle conseguenze.

Un'abitudine è quindi una conseguenza consolidata, per abitudine reagiamo di fronte alle cose e alle persone, per abitudine scegliamo un programma televisivo piuttosto che un altro, per abitudine leggiamo un quotidiano piuttosto che un manga a colori. Per abitudine otteniamo compensazione, quindi sensazione di soddisfacimento, da certe azioni piuttosto che altre.

Quindi per lo stesso processo anche gli schemi neuronali che utilizziamo sono compensazione e soddisfazione, allora che cosa accade al sistema endocrino di una persona che abitudinariamente innesca processi ripetitivi su pensieri negativi? pensieri di rabbia, frustrazione, invidia, sofferenza e desiderio di sopraffazione per esempio.

Accade che a tipi di schemi cerebrali a lunga memoria sono legate la produzione di alcune sostanze endocrine corrispondenti piuttosto che altre. L'eccesso d'adrenalina connesso alla tensione dello stress e della paura, per esempio, a lungo andare diventa abitudine fisica, e quindi necessità fisiologica a propria volta, sarà quindi il corpo stesso a fare in modo di innescare quei processi che ne verifichino la secrezione. Questo significa che automaticamente anche gli schemi di pensiero congiunti si attivano.

Ma allora nasce prima l'uovo o la gallina?
Pensiamo e quindi produciamo sostanze, o il nostro corpo produce sostanze e quindi pensiamo?

A questo quesito la scienza non può ancora rispondere con sicurezza. 
Si può dire però che ci sono abitudini sane e abitudini che sarebbe meglio controllare.

E che non esiste nulla di più apparentemente innocuo che una piccola abitudine.

 
  Photobucket

sabato 22 settembre 2012

Tao

E' stato chiesto: esiste un unico dio?

Certo che esiste un unico dio, non lo vedi? è tutto intorno a te.

Ma io non vedo nessun dio. Vedo solo materia. Densa, liquida e gassosa, è stato risposto.

Davvero vedi solo materia? io vedo solo luce. Un po' più chiara, un po' più scura, o anche tutta chiara, o tutta oscura ma, per quanto ne possa sapere, sempre e solo luce è.

Bah, guarda, se proprio devo dirtela tutta, al massimo, ma proprio al massimo che possa fare, è stabilire che, beh sì, in effetti la materia è composta da atomi che certamente sono solo energia.

Beh? e io che cosa ti ho detto?

Beh sì, tu me l'hai detto e io lo so anche per conto mio se è per quello, però non lo vedo lo stesso. Sarà anche vero, ma per me è solo e soltanto un'idea, un'ipotetica fesseria del cavolo. Non mi serve a niente.

Purtroppo posso solo fare un'analogia. Considera un essere prigioniero da lungo tempo in una caverna, dalla sua nascita per esempio. I suoi occhi non sono abituati alla luce del sole e quindi distinguono bene solo le ombre proiettate sui muri. Le sue pupille sono fisiologicamente incapaci di percepire la luce perchè non è abituato a farlo, il suo corpo ha naturalmente raffinato certe capacità escludendone altre. Ma se quest'essere si liberasse...

Hahahahahaaaa e che fa? Esce dalla caverna? Vede la luce? Correrà libero e felice nelle praterie dell'eden? Ma per favore, ma dai, ma anche no, non ci posso proprio credere.

Pensala come vuoi, sei libero di farlo e nessuno ti obbligherà a cambiare idea, ma la mia storia ha un finale diverso. Verso la luce quell'essere ci si avvia piano piano, un centimetro al giorno, un millimetro al giorno, mezzo millimetro al giorno. Abitua il corpo a poco a poco alla luminosità cui va incontro, mitridizzandosi tutti i giorni un po'. Un piccolo impegno, un piccolo movimento senza mollare mai, nemmeno quando si diceva no, sono troppo stanco e non ce la posso proprio fare. Metà della metà della metà di un millimetro, ma pur sempre qualcosa. Un po' di yang dove c'è troppo yin, un po' di yin dove c'è troppo yang. Ma certo che no! Non può uscire dalla caverna, non ne uscirà mai.

E scusa ma allora che fa? che differenza fa? lo vedi che è davvero un'astrusità?

Beh scusa, ma è ovvio che non può uscire del tutto, altrimenti morirebbe. Da vivo, però, avrà il privilegio di vedere sia la luce che l'ombra insieme. 
Praticamente dio.

Si sono guardati negli occhi per un po'.

Poi sono tornati in silenzio a fissare la luna.


domenica 19 agosto 2012

Le Ali della Farfalla

C'è un noto aforisma "Se una farfalla sbatte le ali a Tokyo, si scatenerà un uragano in Florida" che si sente spesso evocare per creare nessi logici fra situazioni dislocate nel tempo e con risvolti apparentemente connessi.

Questa sentenza è spesso attribuita al solito saggio cinese che utilizzando non-sense, o paradossi più o meno empirici, esprime verità di metafisica grandezza ("Attento ad ogni tua piccola azione perchè non sai cosa provocherà il Qi che genera"). Ma l'origine di questa proporzione ha ben altra patria e valenza.


Attrattore di Lorenz

Quella che vedete qui sopra è l'immagine della farfalla che sbatte le ali. Si chiama Attrattore di Lorenz e si ottiene attraverso un sistema di equazioni differenziali. La sua caratteristica è che la dinamica da cui è estrapolato è di tipo caotico, un comportamento aderente cioè a un sistema complesso.

E' matematicamente dimostrabile che lo scopo ultimo di un sistema complesso sia difficilmente accertabile. La discussione e la comprensione di un sistema complesso richiedono un vocabolario condiviso nei termini, una mutua comprensione degli obiettivi non evidenti, una definizione dei limiti dell'azione creata da regole accettabili e la totale comprensione dell'ambiente in cui si svolge il sistema.

I dati da apprendere sono a loro volta complessi e contengono un tale numero di informazioni implicite e contestuali riguardo il sistema che, una volta assorbiti tutti, la spiegazione si rivelerà come una concatenazione di informazioni disposte in un ordine apparentemente anarchico e casuale.

Un esterno al sistema, proprio a causa di questo tipo di ordinamento delle informazioni, non riuscirà mai a rendersi pienamente conto degli ostacoli o degli obiettivi secondari del sistema stesso, poiché non è in grado di distinguere fra le azioni intraprese per risolvere o evitare un problema, e le azioni intraprese per raggiungere l'obiettivo prefissato. Un esterno al sistema che osservi eventi generati da regole non dichiarate, non è in grado di comprendere l'inizio e la fine di quelle che sembrano azioni incoerenti.
 

Ma sono proprio le equazioni studiate sui modelli caotici dei sistemi complessi che la neuroscienza utilizza per lo studio dei meccanismi neuronali che sono alla base del pensiero umano. Pensiero che è schematizzato in modo così complesso a sua volta, e con tali molteplici proprietà da correlare, da rivelare solo in parte il fitto mistero rappresentato dalla realtà delle funzioni cerebrali.

Fino a un certo punto tutto quello che siamo stati in grado di comprendere e conoscere sulla trasmissione nervosa è stato dedotto da modelli sperimentali che non erano in grado di mantenere la costruzione articolata del sistema, perchè un conto è un neurone che comunica con un altro neurone in una provetta, un altro è capire come faccia uno dei miliardi di neuroni che abbiamo nel nostro cervello ad avere la stessa relazione con un altro neurone, dislocato apparentemente a caso, per connettersi nei cluster che compongono gli schemi neuronali.


Soprattutto perchè mettendo in fila tutti i nostri assoni (la parte che funge da “filo elettrico” nella conduzione del segnale nervoso), si ottiene una lunghezza simile a quella che separa la Terra dalla Luna.

I neurofisici però possono misurare, grazie a simulazioni basate su modelli matematici che tengono conto della teoria del caos e delle dinamiche non lineari che governano la trasmissione nervosa, tutti i diversi parametri per definire un modello di network compatibile con i dati sperimentali ottenuti dalle neuroscienze cognitive e dalla neurofisiologia.

Studiando la corteccia visiva con tecniche di neuro immagine, che
misura il calcio intracellulare con microscopia a due fotoni, è stato evidenziato che al suo interno si crea una sorta di mappa che risponde agli stimoli esterni visualizzando il momento in cui ogni neurone “scarica” il suo potenziale d’azione.

Le aree attivate diventano scure e si può quindi seguire, come in un film, il successivo reclutamento dei neuroni. Se si pone davanti agli occhi del soggetto esaminato una girandola luminosa, la corteccia mostrerà una girandola analoga e scura come in un negativo fotografico. Il cervello mappa e connette lo stimolo visivo in questo modo sia sull’insieme della corteccia visiva, che selezionando le singole colonne di neuroni che ne costituiscono la struttura di base.
 

La dinamica alla base della memoria dell'acqua è applicabile al modo in cui il cervello forma il pensiero. L'elettricità, scaricata dalla corteccia sulla massa cerebrale, raduna gli schemi in cluster che utilizzano lo stesso tipo di dominio di coerenza.

L’attivazione “rotatoria” dei neuroni avviene intorno a un punto fisso, come il centro di una ruota e chiamato pinwheel, in cui i neuroni, rispondendo ai diversi stimoli ricevuti dalla scarica elettrica cerebrale, si attivano in cluster intorno a un certo numero di pinwheels precisi.

Per studiare la formazione di questi cluster è appunto utilizzata l'equazione della Teoria degli Attrattori Instabili definiti da Lorenz.

La farfalla rappresentata qui sopra.

Ma volete sapere la cosa più sorprendente di tutta questa faccenda?

Gli scienziati hanno misurato la densità di questi pinwheels nella corteccia di tutte le specie rappresentate nella scala evolutiva e si sono resi conto che la densità dei pinwheels per colonna e sì diversa, ma mantiene una distribuzione lineare costante.

Calcolando la densità media attraverso tutte le specie della scala evolutiva, il numero che venuto fuori è decisamente molto noto: 3,14.
 

Pi-Greco.