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lunedì 4 novembre 2013

I Ching - Paragrafo 7 > Neuroscienza, Fisica e Realtà

Nel corso della vita è normale che prima o poi ogni uomo venga folgorato da una domanda.
Da dove nasce il mondo?
Che è poi come dire: da dove veniamo noi?

Gran bella domanda.

Durante il corso della storia cinese molti uomini di intelletto, ognuno con il proprio talento e discernimento, iniziarono ad osservare e prendere nota della realtà che li circondava, il dato di fatto compiuto, nelle sue manifestazioni totali. I mutamenti ciclici del tempo; i cambiamenti delle stagioni;  i gradi della vita del singolo elemento, a partire dai rapporti personali per finire a quelli sociali, e l'influenza sull'ambiente; ma soprattutto iniziarono a relazionare gli imprevedibili fenomeni naturali che travolgevano l’umanità, con violenti uragani piuttosto che esondazioni improvvise, a ciò che contemporaneamente accadeva nella vita del singolo e della comunità.

Quando l'umanità iniziò a porsi l'annosa questione, che tuttora la scienza non ha potuto risolvere, gli esseri umani presero coscienza anche della propria individualità e del valore della propria vita. E con esse conobbe la paura dell’ignoto.

Paura che è porta ad Adamo (principio Yang) come la mela offerta da Eva (principio Yin), poco prima di lasciare il paradiso terrestre.

Ignoto che inesorabile accade ciclicamente e si manifesta al di là di qualunque aspettativa e prerogativa umana, ma che è sempre connesso sia allo stato personale che collettivo. (Entanglement Quantistico clicca sul link per approfondire)

Agli antichi era chiaro che per quanto potessero tecnicamente controllare un fiume prima o poi sarebbe esondato, travolgendo e distruggendo tutto ciò che era stato faticosamente costruito prima. In compenso vivere su una montagna non cambiava di certo le cose. Prima o poi a quel millenario pezzo di roccia, forte, sicuro, grande ed esteso, su cui era stata costruita un’enorme ed imponente casa, sarebbe bastata una piccola scossa di terremoto per far implodere tutta quella apparente ed eterna solidità in un cumulo di polvere.

Si tratta di una legge fisica irreversibile, incondizionata ed ineffabile della natura del cosmo.
Della natura della Grande Regola conosciuta come Tao (clicca sul link per approfondire).

Il mondo funziona all'unica condizione che, il sistema complesso a cui appartiene la vita biologica, ubbidisca alla legge del mutamento ciclico che si manifesta attraverso la nascita, lo sviluppo e poi il disgregamento della materia. Anche l’universo è un sistema complesso e come tale ubbidisce alla stessa regola, ma per il singolo essere umano provare a comprendere lo schema del meccanismo completo a cui fa riferimento, è un’impresa fisicamente impossibile. Il cosmo e l'umanità posseggono cicli diversi. Ciclo grande e ciclo piccolo. Il Grande può contenere il Piccolo, ma non viceversa. Per questo quando il Trigramma del Cielo porta sopra di sè il Trigramma della Terra (clicca sul link per approfondire), nasce la Pace (cfr. 11). Cioè l'incontro armonico dei due principi.

La caducità umana, la sua stessa composizione organica, gli impediscono d’avere il tempo materiale per comprendere l’infinito in tutto il suo spazio. E questo anche a causa di un’altra semplice regola: l’universo non è vuoto e non è statico. Si espande.

Codice Binario
L’uomo può quindi osservare i fenomeni che riesce a comprendere attraverso la propria esperienza e compiere ricerche su di essi. Può successivamente stabilire discipline che studieranno le ricerche effettuate e i parametri della scienza che le guida per individuare le necessità pratiche a cui applicarli, ma può anche scoprire che non ci capisce un bel nulla di niente e così dichiarare che se funziona ed è sempre riproducibile allora è tutto vero, altrimenti è forse interessante ma nella maggioranza dei casi risibile. Chissà come si è sentito Gottfried Wilhelm von Leibniz quando verso la fine del 1600 se ne uscì fuori con il suo codice binario. Ci sono voluti 400 anni per scoprire che quel codice, da sempre bollato dal collettivo accademico coro come “stravagante chinoserie”, permetteva invece lo sviluppo dell’hardware necessario ai nostri tanto indispensabili ed amati computer. On or Off, Yin or Yang perchè, se per la mente umana le cose possono essere possibili o possono non essere possibili, per la Grande Regola invece il dubbio non esiste. O vivi, o muori.

Durante il corso delle sue svariate ricerche scientifiche l’umanità ha infine scoperto alcune cose molto interessanti. Concentrandosi sugli studi atomici si è accorta che colui che osserva gli esperimenti è in grado di influenzare l’esperimento stesso (l’osservatore influisce sul moto della materia) e successivamente ha concluso anche che il cervello ha uno strano modo di tradurre le informazioni che riceve.

Le ricerche in campo neuroscientifico hanno reso evidente che guardare un oggetto attiva determinate aree cerebrali e che se si chiudono gli occhi per immaginare il medesimo oggetto, ecco che si attivano le stesse identiche aree di prima. Sostanzialmente il cervello non capisce la differenza fra ciò che succede fuori nel reale e ciò che accade dentro il cervello stesso.

Modello Emisferi Cerebrali
Premettendo che, attraverso i 5 organi di senso, gli esseri umani sono costantemente bombardati da una serie di informazioni e che i dati così raccolti vengono costantemente elaborati, filtrati ed eliminati in una sempre maggiore quantità man mano che raggiungono i centri cerebrali, ne risulta che solo una piccolissima quantità di queste informazioni, considerate più utili nella norma collettiva, raggiungono lo stato di coscienza in cui “ci si accorge delle cose”. Questo processo evita di rimanere invischiati nel collasso dei significanti in cui troppe informazioni manderebbero in tilt il sistema. Esattamente come quando per bloccare un server lo si sovraccarica di milioni di accessi fasulli e invii mail.

E’ quindi possibile, e più che plausibile, che i nostri occhi, le cineprese organiche di cui il nostro corpo è dotato, vedano molto più di quello che il nostro cervello riconosce. Il cervello umano risulta perciò cablato in modo che veda la realtà solo come ritiene che sia possibile essere e non necessariamente per ciò che è davvero. Risponde meccanicamente a schemi preesistenti dettati dai condizionamenti esterni.

L’aneddoto storico su Cristoforo Colombo e gli indigeni caraibici è noto: quando i velieri arrivarono nelle Americhe la popolazione non era assoltamente in grado di di vederli. Le navi erano qualcosa di così troppo diverso da qualunque cosa avessero mai visto ed incontrato prima da così tante generazioni, che il loro cervello semplicemente non se ne accorgeva. Fu lo sciamano, l’uomo il cui grado nelle comunità primitive ricopre quello della scienza, ad accorgersi che l’oceano era increspato in un modo diverso e a porsi la cruciale domanda su cosa ne stesse causando l’effetto. Osservò il fenomeno finchè non riuscì ad elaborare l'immagine delle navi e quando informò il resto della popolazione, essi tradussero le parole in altrettante immagini cerebrali divenendo in grado di osservarlo a loro volta.

Ma se il cervello non è letteralmente in grado di vedere ciò che non concepisce, è quindi il cervello ad essere il vero organo della vista. Non gli occhi. Gli occhi sono solo uno strumento di rilevazione.

Una domanda allora diviene lecita: cos’è la realtà allora? Esiste a prescindere da noi che la osserviamo, oppure siamo noi a crearla?

Nel campo delle discipline scientifiche si può solo ricercare osservando la successione dei fenomeni per attribuire ad essi schemi precisi, ma ogni essere umano rappresenta comunque uno stato di coscienza soggettivo. Limitato da ciò che il cervello è in grado di tradurre.

All’umanità piace pensare che lo spazio sia vuoto e che la materia sia solida, ma in realtà il vuoto produce la materia e la materia è fatta di niente ed è del tutto inconsistente. Un atomo infatti è un continuum di materia, molto densa al centro, circondata da un nugolo di elettroni che appaiono e scompaiono senza una regola apparente. Ma anche il centro, seppur così solido e concentrato, appare e scompare proprio come gli elettroni e proprio come loro sembra prendersi gioco di ogni razionalità.

Come spiegare il funzionamento dell’universo se non possiamo nemmeno stabilire se la realtà è oggettiva? Ma davvero esiste una legge universale, un’unica regola, che è uguale per tutto e tutti nello stesso modo e nello stesso spazio definendo per tutto, anche gli universi paralleli, la stessa realtà di funzionamento?

Einstein parlava di un’energia altamente specializzata su diverse funzioni, la scienza a tuttoggi sta ancora cercando le prove per poterla formulare.

Nell'I Ching questa evidenza è definita Perseveranza, nel Tao Te Ching: Regola.
Talune discipline che adottano la Regola la definiscono anche Qi.


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sabato 28 settembre 2013

I Ching - Paragrafo 3 > Ciclo e Tempo

Il concetto di ciclo è essenziale per comprendere come un esagramma rappresenti una dinamica e il suo mutamento la conseguenza dello stesso. Conseguenza che è implicita nell'evoluzione dei due esagrammi, ma non necessariamente inerente al processo evolutivo in senso temporale.

Yi enuncia nel suo testo che il tempo non esiste, che passato e futuro non esistono, che esiste solo il qui e ora e che per il nobile morire tosto o tardi non fa alcuna differenza.

Detto così sembra solo un gioco di parole, uno dei giochi orientali in cui il vecchio saggio con la barba, di solito taoista, utilizza il paradosso per esprimere altissimi concetti di raffinata filosofia che chissà che cosa diavolo vogliono veramente dire.

Questo atteggiamento è però dettato dalla visione occidentale che, ottenebrata dagli stereotipi in cui ha categorizzato ciò che non conosce, rileva solo quello che è in grado di tradurre nel proprio schema mentale predefinito oppure no. Per un occidentale un discorso tecnico e teorico non si imposta di certo così, per uno scienziato qualunque cosa ricordi anche solo lontanamente un atteggiamento superficiale e visionario come questo, viene immediatamente cassato.

Vero.

Ma c'è stato un altro signore, fisico di una certa fama mondiale, che ha enunciato un interessante modello di universo olografico. Questo signore, tale David Bohm, ha semplicemente rilevato che le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa. Se due elettroni vengono mandati in direzioni opposte e durante il percorso viene cambiato lo spin di uno dei due, automaticamente e contemporaneamente anche lo spin dell'altro si inverte, come se cambiassero posto nello stesso identico momento. L'informazione è quindi immediata e tutto accade nello stesso istante perchè lo spazio e il tempo non esistono. Sono solo percezioni (metodi di misura) che la coscienza utilizza per concretizzare la propria manifestazione.

Applicando lo stesso modello a Yi si scopre una cosa interessante. Il comportamento delle particelle è applicabile al movimento delle linee quando mutano. Cambiano polarità, cioè senso di movimento, contemporaneamente. Quindi se lo switch è una causa/effetto immediata, significa anche che una è la conseguenza sincronica dell'altra.

Questa dinamica è interessante se esaminiamo la mappa di movimento del principio del Tao, invece che il semplice simbolo, il Tai Ji, che lo rappresenta.

Se partiamo dall'uno e ammettiamo che la dualità Yin/Yang sia la mappa di un movimento fisico contenuto all'interno dell'uno stesso, quindi la sua totalità, otteniamo questo processo simbolico.


Fisica del Tao

Se immaginiamo che il Tai Ji sia una sfera che gira vorticosamente su sè stessa in tutte le direzioni contemporaneamente, perchè al suo interno il bianco si accorge di sè solo se si contrappone al nero cambiando polarità, cioè senso di movimento, ovvero lo spin (On/Off - contrazione/espansione - dx/sx), avete l'unica regola di cui parla il Tao Te Ching.

In Yi il ciclo della nascita/morte, Yin/Yang, On/Off è quindi misurato attraverso la successione delle stagioni e il ripetersi più o meno statistico dei fenomeni naturali, mentre le 6 direzioni possibili del mutamento (sopra/sotto - davanti/dietro - dx/sx) vengono esplorati nelle 6 linee che compongono l'esagramma.

In questo modo l'esagramma diventa quindi foto, un'immagine che poi diventa simbolo (cioè contenitore di un'informazione), del momento rappresentato perchè se "l'istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti", come sosteneva Jung, a ogni esagramma sincronico al nostro stato di coscienza è come se elaborassimo un'immagine, o meglio una mappatura, della nostra reale posizione nell'universo.

Posizione che è a-temporale e a-spaziale, ma che si riconosce nel mutamento. 


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giovedì 26 settembre 2013

I Ching - Paragrafo 2 > Logica Matematica e Simbolica

In oriente l'abitudine comune degli Imperatori, volta all'educazione sistematica della popolazione, è sempre stata quella di eliminare l'antica tradizione e introdurre il nuovo con metodi diretti all'evolversi della società verso nuove forme di pensiero ed obbedienza. Questo processo comportava l'eliminazione di usi e costumi, o l'evolversi degli stessi in forme definitive e ufficiali decretate dall'Imperatore stesso.

L'errore più comune degli uomini del presente è considerare i cosiddetti testi sacri frutto di speculazioni emotive e visionarie volte alla ricerca di dio, dimenticando che nel passato comune della specie umana l'uomo di scienza è sempre impossibilitato dal limite del linguaggio storico e tecnico del proprio periodo di appartenenza.

Ogni epoca è contraddistinta da scoperte tecniche e intuizioni teoriche, ma non sempre le armi intellettive a disposizione del periodo storico sono adatte a spiegare che cosa realmente è stato individuato. Ci sono fenomeni, come quello che divulgativamente viene chiamato memoria dell'acqua (che fa parte di una lunga serie di realtà empiricamente dimostrate da migliaia d'anni), di cui solo oggi la scienza ufficiale inizia ad affermare, timidamente e vagamente, che "l'acqua, se sottoposta a determinate condizioni, crea sovra-strutture molecolari in grado di contenere un'informazione precisa".

Buttando un occhio al passato si scopre che Leibniz è stato ferocemente criticato per le sue inutili e inapplicabili scoperte, a tal punto che le impressionanti analogie fra il suo codice binario e il libro dei vaticini Yi Jing vennero bollate come chinoiserie e come tali sempre trattate da allora.

Fortunatamente ci fu un logico matematico che amava l'algebra, e che si chiamava Boole, a cui venne la brillante idea di verificare quale algoritmo contenesse il codice di Leibniz fregandosene altamente della disprezzante opinione accademica comune. Se questo non fosse accaduto, probabilmente non stareste leggendo questo testo dal vostro I-Pod o pc.

E' quindi sbagliato sottovalutare gli antichi testi, quanto è sbagliato applicare parametri di lettura che non appartengono a chi li ha creati e talvolta, se i richiami sono ripetuti da più parti e da più uomini di scienza come nel caso di Yi, allora vale la pena approfondire per domandarsi che cosa sia nascosto veramente dietro questa mappa che ha circa 2.000 anni.

Codice Binario


Sostituendo la linea spezzata con 0 e la linea dritta con 1 agli esagrammi contenuti nella figura geometrica quadrata, partendo a leggere da sx in alto verso dx, i numeri binari così ottenuti rappresentano in perfetta successione lo schema del codice ideato da Lebniz durante l'ideazione delle prime macchine calcolatrici.

La cosa interessante di questa mappa, a questo punto, non è tanto ciò che è stato risolto, il quadrato, ma il cerchio la cui progressione non è ancora stata compresa in termini tecnici e reali. A tutti gli effetti non si capisce quale sia la connessione matematica che lega gli uni agli altri.

Eppure, per chiunque abbia una buona dimestichezza con i 64 esagrammi, una volta esaminati in progressione è possibile intuire quale sia la logica che li connette. Il problema per il resto del mondo è che non essendoci un linguaggio che li identifichi per ciò che sono (senza paradigmi pre-esistenti cioè), è impossibile descriverli per analogie tecniche reali. Di conseguenza sia a chi studia e approfondisce, che a chi osserva come esterno, rimane solo il linguaggio simbolico che intuitivamente riesce a creare il percorso necessario al nostro cervello per renderlo visibile.

L'intuizione è quindi un percorso neurale a tutti gli effetti, le idee astratte vengono individuate e comprese se la mente di chi osserva (il nobile) è in grado di costruire percorsi individuali nella comprensione della logica comune. In pratica il simbolo è uguale per tutti, ma non si può così dire dei processi mentali che lo indagano.

La logica matematica, in questo caso, è applicata al movimento di un'unica funzione specializzata su tutti i livelli e gli esagrammi rappresentano qualità, non cifre. L'unica forma di matematica che può comprendere lo schema è quindi la logica simbolica.


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