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domenica 4 maggio 2014

I Ching, il Nobile, l'Ignobile e le Dipendenze Emotive

Buongiorno,
riprendiamo parte delle materie gia affrontate nei post precedenti,

- I Ching - Paragrafo 10: Il Desiderio, il Nobile, la Dipendenza Emotiva (clicca sul link per approfondire)
- Abitudini, Dipendenze Mentali (clicca sul link per approfondire)

- Realtà, come il Cervello Approccia il Ragionamento (clicca sul link per approfondire)

lasciandovi alla visione di questo breve video, che ben illustra come vengono costruiti gli schemi mentali.

Buona visione a tutti e lasciateci i vostri commenti sull'argomento!!! :)




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domenica 7 ottobre 2012

Analogico vs Digitale

Ma allora Google che cosa sta facendo con le sue ricerche sugli schemi di processori?

A quello che dicono, e sembra, sono schemi necessari a creare un'intelligenza artificiale analogica.

Analogica come il cervello umano.

Il cervello umano non utilizza uno standard pre-formulato per costruire il pensiero. Non è una serie di algoritmi immodificabili e consequenziali. Cio che è conseguente per un cervello umano e che permette il passaggio, la concatenazione, fra un pensiero e l'altro, non è assolutamente schematico.

Il cervello umano dispone le informazioni necessarie al funzionamento delle attività nelle aree prestabilite (ad esempio la corteccia visiva è nella posizione posteriore della scatola cranica), ma quando gli schemi cerebrali che creano il pensiero si attivano, ecco che milioni e milioni di neuroni dislocati ovunque si connettono istantaneamente e, man mano che il pensiero procede, si disconnettono creando un mutamento dello schema, come se il pensiero letteralmente vagasse (in forma di scariche elettriche e cluster a lunga e media memoria) nella scatola cranica.

Per una macchina questo processo è impensabile perchè, essendo basata sulla concatenazione di on e off, 0 e 1, è costretta a creare uno percorso preciso per ogni oggetto che deve distinguere, un'informazione pre-scritta che ne determini il contenuto. Ad esempio per distinguere una mela gialla da una mela rossa, che sono sempre una mela ma di due qualità diverse, una macchina deve sapere come è raffigurata quella specifica mela altrimenti, senza parametri precisi di riferimento, non è nemmeno in grado di identificarla come una mela. Per un cervello umano, una volta capito cos'è una mela, è poi intutivamente ovvio identificarne una anche se ha proporzioni e/o colore differente. Per una macchina una banana non è necessariamente una banana, per un essere umano tutte le banane sono banane.

Se per una macchina è così complicato capire di che banana o mela si stia parlando se non glielo si dice prima, è praticamente paradossale il numero di processori necessari a un computer per formulare un semplice pensiero invece che un processo matematico assodato.

Verissimo, ma quelli di Google hanno avuto un'intuizione geniale: se su grandissimi numeri statistici riusciamo a capire come raggruppare delle categorie che permettano algoritmi veloci da gestire su grosse quantità di dati, il numero dei processori necessari alla creazione di uno schema di pensiero analogico, costruito quindi sull'emulazione di una rete neurale, diventa molto ma molto meno fantascientifico, e possiamo ipotizzare un futuro processo evolutivo. 

Certo il costo sostenuto dai laboratori per distinguere il volto di un gatto con questo sistema è di parecchi miliardi, ma anche il primo computer occupava centinaia di metri quadri e costò una follia. Ed era molto, ma molto meno intelligente e potente del telefonino che usiamo oggi. 

E' solo una questione di tempo.

E mentre FB starnazza il suo miliardo di adepti, Google tace sui suoi numeri, investe milioni e milioni di dollari in questo tipo di ricerche e in borsa viene religiosamente quotata e tutelata. 

Evidentemente l'intuizione avuta da Brin e Page riscuote un grande interesse da parte degli investitori e, visto che si parla di progetti che hanno bisogno di molto più che qualche decina d'anni per essere realizzati in modo operativo, altrettanto evidentemente il gioco vale molto più di quello che viene speso per ottenerlo.

Chissà cosa cercano, chissà che cosa desiderano poter fare.
E chissà perchè.

Voi avete qualche idea?


Photobucket

martedì 2 ottobre 2012

Google

Google oggi vale in borsa 250 miliardi di dollari. 
Molto ma molto più di Microsoft che è ancora il leader del mercato dei sistemi informatici.

La domanda principale è chiedersi come possa accadere visto che Google ha le seguenti caratteristiche:

1) Offre gratuitamente un motore di ricerca potentissimo. Google è infatti il sito più visitato al mondo: chiunque si connetta in rete ha utilizzato almeno una volta il suo sistema.

2) Offre gratuitamente un servizio e-mail che è fra i più gettonati al mondo. Il sistema anti-spam di cui dispone G-mail è pressocchè infallibile, ha parecchi giga di memoria che aumentano di alcuni mb tutti i giorni, è una piattaforma stabile e non ha mai perso un dato.

3) Offre gratuitamente servizio di informazione attraverso G-news.

4) Offre gratuitamente una fra le migliori piattaforme mondiali di gestione blog. Blogger è gestibile intuitivamente e i risultati grafici sono notevoli con poco. Nella pagina amministrativa dei post la sezione tag è quella previlegiata in assoluto.

5) Offre gratuitamente un servizio di social network, Google+, che è una via di mezzo fra Facebook e My Space. Non sembra funzionare molto, ma è sempre disponibile e in giro aumentano i link per gestirlo.

6) A parte qualche nota pubblicitaria non è che Google possa mantenere i suoi (dislocati in tutto il mondo) potentissimi server attraverso tutti questi servizi gratuiti, ma evidentemente qualcuno paga perchè questo avvenga e se non è il movimento pubblicitario a provocare il flusso di cassa, allora che cos'è?

Google Android
Che cosa offre in cambio Google ai suoi clienti, investitori, finanziatori? 

Qual'è la strategia messa in atto da Page e Brin, dopo aver capito che un motore di ricerca basato sull'analisi matematica delle relazioni tra siti web avrebbe prodotto risultati migliori rispetto alle tecniche usate precedentemente?

Che lo studio di un'intelligenza artificiale parte proprio dal concetto di sistema di catalogazione.

 Ogni tag e/o meme identificato in rete, è l'elemento di un algoritmo che è in grado di determinare, attraverso migliaia di processori, l'elaborazione di informazioni che permettono il riconoscimento di un animale preciso piuttosto che un oggetto. 

Compito semplicissimo per qualunque essere umano, estremamente difficile per una macchina.

I ricercatori di Google stanno quindi sperimentato algoritmi per costruire reti neurali con  miliardi di connessioni (notizia del New York Times riportata dal Sole 24h), che qualcuno paga profumatamente per avere.

Che sia solo curiosità e brama di sapere, oppure qualcuno potrebbe avere in mente qualcosa?  

(Continua qui) 

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lunedì 18 giugno 2012

Neuroscienza, Fantascienza, Realtà

Considerando sia vero che il cervello abbia un potenziale quasi illimitato, possiamo anche considerare che attualmente sia cablato per manifestare doti di sopravvivenza piuttosto che di intelligenza pura.

Un autistico ad alto funzionamento è in grado di imparare a memoria un elenco telefonico in una sola lettura, ma questo accade anche ad esseri umani non autistici che ricordano tutto ciò che vedono, leggono o sentono. Menti piene zeppe di dati.

Ammettiamo quindi che sia possibile stimolare il cervello umano perchè sia in grado di liberare capacità normalmente considerate superiori, che cosa accadrebbe?

I pensieri si organizzano in schemi neuronali fissi. Maggiori sono i recettori cerebrali di una cellula, superiori sono le connessioni fra schemi ampliando la capacità di pensiero astratto a cui sembra esistere un limite che solo pochi esseri umani sono in grado di travalicare. E non senza effetti collaterali.

Ammettiamo che sia quindi plausibile far collassare gli schemi abituali riattivando tutti i recettori cellulari in nuove organizzazioni, il quoziente intellettivo schizzerebbe fuori scala massima, l'universo diventerebbe multiverso e sarebbe presumibile la connessione diretta fra cervelli.


Vi domandate perchè? Che scopo avrebbe? 

Ma non vi sembra che (osservando bene la storia umana) lo scopo primario dell’umanità non sia tanto quello di scoprire se davvero esiste Dio, quanto invece quello di diventare Dio?

Ammettendo che sia possibile, ammettendo che gli analisti di google, e non solo, stiano studiando, attraverso i dati ricevuti sulla logica con cui vengono effettuate le ricerche nel motore, il modo in cui gli esseri umani collegano i dati fra loro per ottenere il pensiero creativo, è credibile che qualcuno stia cercando il modo di trasferire la coscienza umana in un cervello elettronico?


Quante domande per Alice e il povero Cappellaio Matto. 
Ben più di sei appena svegli al mattino. 

Cervello